Forever Young Recensione

Titolo originale: Forever Young

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Forever Young - la recensione della commedia di Fausto Brizzi

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Forever Young - la recensione della commedia di Fausto Brizzi

Chi era giovane negli anni Ottanta oggi è genitore e in alcuni casi anche nonno. Spesso non si sente l'età che ha e magari nemmeno la dimostra, però l'anagrafe parla chiaro. C'è per fortuna anche chi è in grado di ironizzare su se stesso, chi ama definirsi vintage, chi scherza con gli anni che passano, con la ciccia che ha inglobato la ragazzina snella di una volta o la calvizie che ha sfoltito la capigliatura del ragazzo più figo del liceo. Ma c'è anche chi (e forse è la maggioranza) in una società fortunata ed opulenta a dispetto di tutto, in cui l'apparire conta più dell'essere, non si rassegna e dilapida lo stipendio in palestre, abiti alla moda, ritocchini estetici e fidanzati/ate con la metà dei suoi anni. Sono quelli che non accettano l'inevitabile decorso della vita, non si sentono abbastanza anziani per passare il tempo coi nipoti e spesso si rendono ridicoli. Sono donne e uomini in lotta contro l'ineluttabile che fanno pena almeno quanto fanno ridere.

E' questa umanità che Fausto Brizzi racconta nel suo nono lungometraggio Forever Young, in cui, dopo aver indagato il mondo degli adolescenti e le dinamiche tra i sessi, mette in scena un gruppo di personaggi che pensano che negare i limiti del proprio corpo dovuti all'avanzare dell'età sia sufficiente per potersi definire giovani. Ecco dunque la donna vicina ai cinquanta che si fa tentare, per mancanza di materiale umano adeguato, da una storia con un ragazzo di quasi trent'anni più giovane, salvo poi accorgersi che l'amore che lui ha da darle è un po' appiccicoso e imbarazzante. O il cinquantenne ben tenuto che vive con una studentessa ma la tradisce con una donna della sua età (impietosamente definita “una vecchia” da un suo coetaneo) con la quale condivide ricordi, gusti musicali e interessi. O il dj invecchiato alla consolle a cui l'ultimo fenomeno di you tube ruba facilmente il posto. O ancora il settantenne iperattivo che pretende da sé e dagli altri performance ormai improponibili.

Ma anche se a detta del regista questo è il suo lungometraggio più cattivo, senza il consueto lieto fine, non possiamo fare a meno di notare che questi suoi mostri tutto ci sembrano tranne tali, con l'unica eccezione del personaggio interpretato da Fabrizio Bentivoglio. Perché in fondo, poverini, sono confusi, in crisi, non hanno punti di riferimento e nel loro tentativo di stare al passo con un mondo che li ha già superati risultano anche simpatici. Lo sviluppo rapidissimo della tecnologia, i diktat della moda e di una società rovinata dalla televisione, i vip accoppiati con ragazze che potrebbero essere loro figlie o nipoti li ha indotti a provarci. Ma in fondo (ci riferiamo sempre ai protagonisti del film) che male fanno a concedersi qualche evasione o a voler contrastare il nuovo che avanza, spesso con l'unica forza di una gioventù sfacciata e ignorante (vedi dj contro youtuber)?

E' vero che i giovani nel film sembrano tutti bravi e sinceri, ma queste mamme cougar, i padri giovanilisti o le donne realiste ma illuse che pensano che basti l'affinità fisica e anagrafica per costruire qualcosa, fanno più sorridere che altro, mentre in giro si vede ben di peggio. Merito in parte della bravura e dell'affiatamento degli interpreti, ma anche dell'incapacità del copione di graffiare sul serio, perché Brizzi è tutto fuorché un cinico e un disilluso, non ha la ferocia acuta di un Risi o di un Monicelli e i suoi cialtroni sono buffi, sì, ma non ci sembrano inesorabilmente condannati a una vecchiaia solitaria e ridicola. Più che satira di costume, insomma, Forever Young, (con una colonna sonora che spazia dagli Ottanta con classici come Total Eclipse of the Heart e Forever Young, appunto, ai Novanta di Alright dei Supergrass), è un film piacevole, forse il più divertente girato dal regista, dove si ride molto, grazie anche agli ottimi cammei di Riccardo RossiNino Frassica (che interagisce di nuovo con Lillo dopo le gag del mago Acirfass a 610) e a una comicità di situazione ben resa dagli ottimi attori. La cattiveria, però, è un'altra cosa. Perché in fondo, da quelle parti (anagrafiche) prima o poi arriveremo tutti, magari qualcuno meglio di altri. L'importante è arrivarci senza rinunciare al teenager che è in noi, stando bene attenti a non farlo trasformare nel nostro mr. Hyde.

Forever Young
Trailer ufficiale del film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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