Opera senza autore Recensione

Titolo originale: Werk ohne Autor

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Opera senza autore: recensione del dramma di Florian Henckel von Donnersmarck in concorso al Festival di Venezia 2018

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Opera senza autore: recensione del dramma di Florian Henckel von Donnersmarck in concorso al Festival di Venezia 2018

Il cinema tedesco non si stanca mai di ragionare sulla propria storia, dando lezioni di elaborazione delle proprie tante ferite che sarebbero utili per nazioni più distratte come la nostra. Si tratta di una buona notizia quando a farlo è il regista di uno dei gioielli tedeschi, in grado di ridare sprint al genere, come Le vite degli altri. Dopo la parentesi dimenticabile di The Tourist, il gigante Florian Henckel von Donnersmarck amplia ancora l’arco temporale in Opera senza autore portando in scena trent’anni cruciali per la storia del suo Paese, dagli anni 30 ai 60, dalla crociata contro le arti (moderne) degenerate del nazismo alla Seconda guerra mondiale, dalla Repubblica democratica tedesca alla sua vicina occidentale.

Se al centro de Le vite degli altri era l’udito di chi spiava la serenità domestica di chi tramava nell’ombra, qui lo spettacolo è visivo, seguendo lo sviluppo della carriera di un pittore di talento, prima bambino pieno di curiosità durante il nazismo, poi artista in cerca di gloria nei rigidi schemi ideologici della pittura della Germania est. Il suo passato e il suo presente sono segnati da due donne, prima da bambino una zia con qualche problema mentale non in linea con le inquietanti regole dell’eugenetica nazista, poi da adulto la sua giovane fidanzata e compagna d’accademia, il cui padre nasconde un segreto terribile.

Opera senza autore è un torrenziale racconto che lascia da parte l’epica di un mondo che propone cambiamenti sconvolgenti per concentrarsi su come questi influiscono sulla vita di poche persone, confermando il talento dell'autore tedesco per la narrazione, per un puro cinema che supera i generi, da seguire senza sguardi all’orologio o cadute d’attenzione. Un melodramma dai toni talvolta molto particolari, ma ispirato a eventi reali, e in particolare alla vita e ai drammi del pittore tedesco di Dresda Gerhard Richter. L’illusione e la realtà hanno segnato la sua produzione, così come quella de protagonista Kurt, interpretato dal giovane in ascesa Tom Schilling, alle prese con l’interrogativo sul senso stesso della creazione artistica, sui suoi limiti rispetto alla realtà e sulla possibilità di sanarne le storture. Non distogliere lo sguardo, suona il titolo internazionale in inglese del film, più aderente al senso stesso del film, al suo mettere in scena la difficoltà di fare i conti con un passato così tragico e ingombrante. Solo sfocandolo, forse, si può avere la prospettiva giusta, almeno così sembra suggerire Kurt/Gerhard Richter.

Come ne Le vite degli altri, il regista tedesco evita la militanza morale per mettere in scena eventi che non necessitano di troppe sottolineature, tanto sono evocative e segnanti. Qui vediamo per esempio scorrere sotto gli occhi di noi spettatori, e della famiglia protagonista, le immagini di uno degli eventi più terribili della Seconda guerra mondiale, compiuto però dagli alleati: il bombardamento di Dresda, rasa al suolo fra il 13 e il 15 febbraio 1945, con quasi tremila tonnellate di bombe lanciate sulla città, che distrussero 25 mila case su 28 mila. 

Se Kurt e la sua fidanzata, la sempre contincente Paula Beer di Frantz, riescono a sostenere la parabola melò, una sorpresa è la giovane zia di inizio film, la splendida e brava Saskia Rosendahl, mentre la conferma è il (solito) carismatico Sebastian Koch, qui incarnazione mostruosa del potere, con le sue regole che si applicano con poca fatica a qualsiasi ideologia, anche se apparentemente molto lontana una dall'altra.

Opera senza autore
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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